Dieci, cento, mille Urupia

Per nove minutissimi giorni
ho raccolto minutissime olive
ho partecipato con il mio minutissimo sguardo alle assemblee, ai turni, alle feste
le mie minutissime radici, la mia minutissima storia, il mio minutissimo coraggio
tra gli ulivi secolari
giganteschi
di Urupia.

Proverò a parlare di Urupia, consapevole della difficoltà per via della mia ignoranza di certi pensieri filosofici.
Immaginate di immaginare un’umanità nuova, una società senza accumulazione, senza autorità, senza eserciti:
un’utopia. Questa nostra stanca civiltà, se si immagina l’utopia, diventerà una costrizione.
E se ci fosse il coraggio di costruirla, senza più soltanto pensarla, per uscire da quella costrizione, per vederla dal vivo quest’utopia?
Il coraggio di persone che hanno delle idee in comune, un progetto politico, che insieme cercano un posto dove fare utopia: salentini e tedeschi.
L’utopia mette radici tra Taranto e Brindisi, le mette sul terreno, le mette nelle mani della nuova comunità, che ristruttura, cambia le forme del vivere, che cura olivi e vigna. Crea indipendenza con la fitodepurazione, i pannelli termici, la caldaia che va con scarti di frantoio, con i pannelli fotovoltaici, con il sapone dall’olio usato, il pane da pasta madre e diversi tipi di farina e semola, il vino. I filosofi, i cantastorie, i burattinai, i teatranti, seguendo l’utopia fanno esperienza: metton radici sul suolo calcareo i non agricoltori, i senza patria uniscono lingue, provenienze, storie: una rete orrizzontale, larga quanto l’utopia, fin dove arrivano persone che hanno il coraggio di costruire un’umanità nuova. Unite nella vita in comune, mille personalità che si confrontano in assemblee, riunioni, per costruire all’unanimità un progetto politico comune e condiviso: l’utopia che immaginavano e per cui sono partiti per costruire è essa stessa in costruzione.

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